PIETRO NENNI E LA NASCITA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Francesca BIONDI*





Para citar este artículo puede utilizarse el siguiente formato:

Francesca Biondi (2013): "Pietro Nenni e la nascita della Repubblica Italiana", en Revista europea de historia de las ideas políticas y de las instituciones públicas, n. 6 (noviembre 2013), pp. 79-84. Puede verse en http://www.eumed.net/rev/rehipip/06/fb.pdf en línea.


ABSTRACT: The paper aims to reconstruct certain particularly significant moments of the role played by Pietro Nenni (1891-1979), leader of the Italian socialism, during the birth of the Italian Republic. The centrality of Parliament, in the conception of Nenni, combines the functioning of the Republican institutions, with the awareness that this is not enough if not supported by a real representation, expression of the interests of social forces. Political passion and realism characterize the human and intellectual life of Pietro Nenni at this crucial stage in the history of contemporary Italy.

KEY WORDS: Pietro Nenni, Italian Republic, Parliamentary Democracy, Socialism.

RIASSUNTO: L'articolo si propone di ricostruire alcuni momenti particolarmente significativi del ruolo svolto da Pietro Nenni (1891-1979), leader del socialismo italiano, durante la nascita della Repubblica italiana. La centralità del Parlamento, nella concezione di Nenni, coniuga il funzionamento delle istituzioni repubblicane, con la consapevolezza che questa non è sufficiente se non supportata da una reale rappresentanza, espressione degli interessi delle forze sociali. Passione politica e realismo caratterizzano la vicenda umana ed intellettuale di Pietro Nenni in questa fase cruciale della storia dell'Italia contemporanea.

PAROLE CHIAVE: Pietro Nenni, Repubblica italiana, Democrazia parlamentare, Socialismo.

La scelta della Repubblica e della democrazia parlamentare attraverso il referendum e l’elezione dell’Assemblea Costituente è un passaggio decisivo della storia dell’Italia contemporanea1. I Padri fondatori che attendevano all’importante lavoro di elaborazione della Carta fondamentale per il Paese, erano consapevoli che questa doveva consentire la realizzazione per il suo futuro di una democrazia emancipante. Nenni, nei suoi Diari definisce “giornata storica”, il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale e della elezione della Costituente, che considera anche la sua giornata perché da essa dipende la sua opera come capo del partito socialista e come ministro2.

Pietro Nenni era stato chiamato a reggere il Ministero per la Costituente la cui istituzione, finalizzata da un punto di vista generale a preparare i materiali per lo studio tecnico della costituzione da adottare, era stata uno dei punti qualificanti del governo Parri costituito all’indomani della Liberazione3. L’impegno per la Costituente caratterizza la battaglia condotta tra il ’44 ed il ’45 da Nenni attraverso gli articoli pubblicati sull’ “Avanti”, il discorso pronunciato il 3 settembre 1944 a Napoli in occasione del primo Consiglio nazionale del partito socialista (PSIUP), e s’intensifica subito dopo la Liberazione4. Il provvedimento con il quale veniva istituito il Ministero attribuiva a questo il compito di preparare la convocazione dell’Assemblea Costituente, di predisporre il materiale per lo studio della nuova Costituzione che avrebbe dovuto determinare l’assetto politico dello Stato e le linee guida della sua azione economica e sociale e prevedeva la istituzione di una commissione per elaborare la legge elettorale politica, e di una commissione di studio per predisporre i materiali per la nuova Costituzione. L’elaborazione della legge per l’elezione dell’Assemblea era un impegno prioritario e Nenni con il decreto del 31 agosto 1945, uno dei suoi primi atti come Ministro, si occupò della sua formazione5. La commissione concluse i lavori dopo 21 sedute tenute tra il 1 settembre ed il 27 ottobre 1945 con la definizione di un progetto di legge di 74 articoli che dopo l’esame della Commissione Alleata di controllo che vi apportò irrilevanti modifiche, venne approvato dal Consiglio dei Ministri il 31 ottobre 1945 e sottoposto alla Consulta nazionale per il prescritto parere6. La Commissione indicava tra i principi fondamentali del progetto di legge il sistema elettorale a base proporzionale alla cui definizione la Commissione era pervenuta dopo un ampio ed articolato dibattito. Lo stesso Nenni nella riunione di insediamento del 1 settembre aveva sottolineato che nel Governo era prevalente l’opinione favorevole alla proporzionale pura, con questa annotazione «si può discutere se la proporzionale sia un buon sistema in tempi normali, ma mi pare che sia indiscutibile quando si tratta della Costituente»7.

Il decreto legislativo luogotenenziale del 16 marzo 1946 n. 98 modifica il decreto legislativo luogotenenziale del 25 giugno 1944 n. 151 che attribuiva all’Assemblea Costituente sia l’adozione della nuova Costituzione che la scelta della forma istituzionale dello Stato e demanda questa ultima direttamente ad un referendum popolare da svolgersi contestualmente alle elezioni dell’Assemblea Costituente; il decreto riserva inoltre per tutto il periodo in cui l’Assemblea Costituente avesse svolto i suoi lavori, la potestà legislativa al governo ad eccezione delle norme in materia costituzionale, delle leggi elettorali e delle leggi di approvazione dei trattati internazionali. La decisione, frutto di in faticoso compromesso tra le forze politiche che sostenevano il primo governo De Gasperi, era stata oggetto di un progetto di legge presentato dallo stesso governo. La discussione alla Consulta nazionale sul progetto inizia il 7 marzo 1946 e Nenni nella qualità di Ministro per la Costituente e Vice Presidente del Consiglio interviene per illustrarlo all’Assemblea. Nel suo discorso Nenni sottolinea la necessità di non poter separere la questione pregiudiziale della «forma›» dello Stato dal «contenuto» dello Stato: «Tutto è incerto nella vita nazionale del nostro paese: è incerto il nostro pane, è incerto il nostro lavoro, sono incerte le nostre frontiere, è incerta la nostra pace. Qualcosa io penso non è incerto: ed è la volontà di costruire uno Stato democratico capace di vincere tutte le difficoltà e di fronte al quale, se tutto sarà difficile, niente sarà veramente impossibile… Tocca ora a noi, suscitare nel popolo il sentimento che il nemico peggiore della democrazia è l’indifferenza, allorché si tratta di decidere la forma e la struttura dello Stato»8. La centralità del Parlamento è per Nenni essenziale per il funzionamento delle istituzioni repubblicane, ma egli ha anche consapevolezza che gli istituti rappresentativi non sono sufficienti quando vi è un distacco dagli interessi delle forze sociali. La passione politica è la fonte dell’energia con cui Nenni affronta le lotte politiche ed è questa passione che gli consente di conquistare le masse. E’ stato detto che protagoniste dei suoi Diari, specie degli anni 1943-1953, sono le folle sulle quali Nenni esercitava una grande influenza e che quando seguivono i suoi discorsi vibravano d’entusiasmo9.

Dopo le elezioni amministrative della primavera 1946 segnate da un significativo successo del P.S.I.U.P., Nenni apre la campagna per la Repubblica, presupposto della organizzazione di nuovi rapporti sociali. Il risultato del referendum che segna, anche se con esiguo margine, la vittoria della Repubblica, gli vale il riconoscimento per l’impegno che aveva caratterizzato quella battaglia e per aver insistito perchè si arrivasse al più presto al voto. Il 5 giugno è per Nenni un giorno speciale, così annota sui Diari: «Una grande giornata che mi ripaga da molte amarezze e che può bastare per la vita di un militante. La battaglia per la Repubblica è vinta. Hanno cominciato a telefonarmi alle tre del mattino. Al ministero ed al partito è stato un succedersi di congratulazioni e di feste. L’«Avanti!» è uscito a un’ora in edizione speciale, ha un Grazie a Nenni, firmato da Silone e da tutta la redazione di tono molto affettuosi»10. Ma il partito è diviso e Nenni il 18 giugno annota sui Diari, «C’è molta inquietudine nel partito a proposito della nostra coesione interna. Avremo un gruppo parlamentare in maggioranza riformista e difficile da disciplinare Saragat non lo si contiene più. Secondo Silone è “infatuato di se stesso” e della sua missione. Morandi è molto preoccupato»11.

Nel secondo governo De Gasperi il Ministero degli Esteri va a Nenni che lo occupa dalla fine di ottobre 1946 al gennaio 1947, un’esperienza breve e difficile. Della politica estera Nenni aveva fatto uno degli argomenti più convincenti nella sua battaglia per la Costituente12 e quando nel giugno 1946 nella direzione del partito si discute se chiedere gli Interni o gli Esteri con una netta prevalenza della prima tesi, così commenta il 22 giugno sui Diari «Il provincialismo è il nostro vizio segreto. Come non capire che dell’avvenire d’Italia si decide in sede di politica estera?»13.

Il 9 gennaio 1947 si apre il XXV congresso del partito nel quale si consuma la scissione. I delegati di «Iniziativa socialista» si riuniscono a Palazzo Barberini ed insieme al gruppo di «Critica sociale» costituiscono il Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI) guidato da Saragat mentre il PSIUP riprende la denominazione PSI. Lelio Basso viene eletto alla segreteria del PSI, Nenni rassegna le dimissioni dal Ministero degli Esteri non essendo più il capo della delegazione socialista e Saragat si dimetterà da Presidente della Costituente. La scissione segna la disfatta del PSI che supererà di poco il 10% e perderà la componente riformista con la quale si era ricostituito14. Nenni s’interroga su quanto è avvenuto e sui Diari l’11 gennaio definisce la scissione assurda e fatale, motivata da una presunta sua dipendenza dai comunisti e dalla mancanza di una consapevolezza della nuova spaccatura che si delineava nel mondo. Nenni riconosce le sue responsabilità, di non aver mantenuto una posizione di centro, l’unica posizione che poteva consentirgli di essere arbitro del partito: «ma quando le cose si fanno serie, è difficile stare nel mezzo»15. La scissione che Nenni non ha voluto è una sconfitta e vanifica anni di lavoro.

La scissione socialista porta alla crisi del secondo governo De Gasperi: il 18 febbraio 1947 De Gasperi che era stato incaricato di formare il nuovo governo presenta il suo programma all’Assemblea Costituente. Nenni interviene sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio dopo la sottoscrizione del trattato di pace a Parigi avvenuta il 10 febbraio, ribadendo i concetti fondanti della sua azione política «…Con la Repubblica, abbiamo risolto un problema storico. Alla Repubblica bisogna affrettarsi a dare un profondo contenuto sociale, attuando le riforme di struttura delle quali abbiamo parlato un po’ tutti nelle elezioni del 2 giugno. La difesa della Repubblica e il consolidamento della Repubblica (dirò poi una parola in rapporto al programma De Gasperi) non possono essere affidati che a uno sforzo quotidiano per legare le masse del popolo italiano alle nuove istituzioni politiche e far loro constatare che la Repubblica è al servizio della Nazione ed ha il compito fondamentale di difendere gli interessi dei lavoratori e di preparare, nella legalità l’avvento dei lavoratori alle funzioni di nuova classe dirigente»16. I socialisti danno pertanto la fiducia al governo De Gasperi per trovare un’intesa almeno sino alle prossime elezioni su un programma di positive realizzazioni.

Il 10 marzo 1947 Nenni interviene nella discussione generale sul progetto della nuova Costituzione all’Assemblea Costituente17. Dopo aver ricordato i lavori preparatori svolti dalle Commissioni del Ministero per la Costituente e ringraziato gli studiosi che avevano contribuito con i loro studi a mettere in condizione l’Assemblea di discutere i problemi costituzionali, Nenni affronta l’esame del progetto. L’ottica in cui Nenni si pone è quella che egli definisce «lo spirito del 2 giugno» dal quale si deve muovere per verificare quanto il progetto corrisponda alle aspettative dei 12 milioni di elettori che il 2 giugno hanno consentito con il loro voto la nascita della Repubblica. Nenni lo riassume nei quatto punti fondamentali che gli elettori del 2 giugno volevano: uno Stato unitario, democratico, laico e sociale. L’unità e l’indipendenza del Paese è stato l’obiettivo primario del movimento di liberazione e non c’è necessità di dimostrare che la conquista di una democrazia repubblicana era l’obiettivo che questo si poneva. Sul terzo punto, la laicità dello Stato, ribadisce che questa è fondamento e garanzia della pace religiosa. Ripercorrendo i diversi articoli del progetto e trovandoli conformi allo spirito democratico del 2 giugno, Nenni ritorna sulla questione centrale della sua riflessione relativa al funzionamento delle istituzioni parlamentari che ritiene non possano prescindere da un carattere realmente rappresentativo fondato sul rapporto «Parlamento e popolo». Con riferimento a questa imprescindibile esigenza sottolinea l’importanza di regole di funzionamento che garantiscano un corretto esercizio dei poteri democratici18. La funzione di tutela dei diritti delle minoranze che una Costituzione deve avere, sottolineata nei lavori dell’Assemblea, non deve impedire alla maggioranza di realizzare il programma per il quale la stessa è stata mandata in Parlamento. In base a questo principio, Nenni afferma che «…l’ordinamento della repubblica così come è previsto in questo progetto, sotto molti aspetti rappresenta una minaccia per la funzione legislativa e sembra abbia obbedito alla preoccupazione di bloccare qualsiasi legge». Il bicameralismo eguale con l’istituzione del Senato come proposto nel progetto di Costituzione appare a Nenni «…un puro e semplice intralcio al lavoro legislativo, un espediente procedurale per imbrogliare la prima Camera».

L’ultimo punto, la volontà degli elettori di dar vita ad uno «Stato sociale», attiene alla prevalenza dei lavoratori sulla massa degli elettori repubblicani. Nenni inserisce al riguardo la sua idea di un secondo Risorgimento: «Il primo risorgimento era stato opera di una borghesia colta, intelligente, eroica, capace d’interpretare gli interessi collettivi della nazione italiana; quello che è stato chiamato il secondo risorgimento è stato l’opera della classe lavoratrice che è la classe operaia che ha dimostrato, proprio in quella occasione, di aver ereditato le antiche virtù della borghesia, elevandosi ad interprete degli interessi di tutta la nazione. Ecco che cosa significa per noi porre il lavoro come elemento dirigente della vita politica e sociale di un Paese: significa onorare nel lavoro l’elemento primo e decisivo di ogni valore etico e politico». L’aspirazione ad uno Stato sociale, ad uno Stato dei lavoratori, consentirà di recuperare nelle istituzioni parlamentari nuove forze, consolidare il Parlamento e con esso la Repubblica. I socialisti, anche se si adopereranno per migliorare il testo che è stato loro sottoposto, ritengono che sia un elemento di progresso che consentirà di intraprendere una fase ulteriore della lotta politica e sociale. «Abbiamo fretta che la Costituzione sia votata, abbiamo fretta che si indicano nuove elezioni, abbiamo fretta che si dia al Paese il modo di esprimere una maggioranza capace di rendere concreti e positivi i principi della nuova Costituzione» così Nenni conclude il suo intervento.

Il 9 giugno 1947 il quarto governo De Gasperi, dal quale saranno escluse le sinistre, sarà presentato all’Assemblea Costituente ed otterrà la fiducia con 274 voti a favore e 231 contrari, i lavori della Costituente continueranno fino alla fine del 1947 e le elezioni saranno rinviate alla primavera successiva.

Recibido el 29 de octubre de 2013 y aceptado el 5 de noviembre de 2013.

1 Sulla Repubblica italiana mi limito a citare Maurizio Ridolfi, Nicola Tranfaglia, 1946. La nascita della Repubblica, Laterza, Bari, 1996, con Fonti e Documenti; Nicola Tranfaglia, L’Italia democratica. Profilo del primo cinquantennio 1943-1994, con una guida bibliografica di Marco Scavino, Angeli, Milano,1994. La guida bibliografica, alla quale rinvio, segnala più di novecento opere distinte in opere generali, opere sul mutamento sociale ed opere sulle istituzioni politico amministrative; Francesco Barbagallo, L’Italia repubblicana. Dallo sviluppo alle riforme mancate (1945-2008), Carocci, Roma, 2009; Giuseppe Bedeschi, La Prima Repubblica (1946-1993). Storia di una democrazia difficile, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2013.

2 Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda, Diari 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 224-225. I Diari di Nenni, che hanno un indiscusso valore umano e rivestono rilevanza storiografica, sono un importante riferimento per la ricostruzione della vicenda intellettuale e politica di questo leader del socialismo italiano.

3 Carlo Giannuzzi, L’istituzione e l’attività del Ministero per la Costituente, in Il Ministero per la Costituente. L’elaborazione dei Principi della Carta Costituzionale, Fondazione Pietro Nenni, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1995, p. 3. Sulla attività di Nenni al Ministero per la Costituente Massimo Saverio Giannini, Nenni al Ministero per la Costituente, in AA. VV., Nenni dieci anni dopo, Fondazione Pietro Nenni, Roma, 1990,

4 Cfr. Maurizio Degl’Innocenti, Storia del PSI, III, Dal Dopoguerra ad oggi, Editori Laterza, Roma-Bari, p. 28 e 33.

5 Cfr. Carlo Giannuzzi, L’istituzione e l’attività del Ministero per la Costituente, in IL Ministero per la Costituente. L’elaborazione dei principi della Carta Costituzionale, Fondazione Pietro Nenni, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1995, p. 7-10.

6 La Consulta nazionale era l’organo istituito dal decreto legislativo luogotenenziale 5 aprile 1945 n. 146 col compito di dare parere al Governo sui problemi generali e sui provvedimenti legislativi.

7 Atti della Commissione per la elaborazione della legge elettorale politica per l’Assemblea, Pubblicazione del Ministero per la Costituente, tip. U.E.S.I.S.A., s.i.d. ma 1945, cit. in Carlo Giannuzzi, Il Ministero per la Costituente, L’elaborazione dei principi della Carta Costituzionale, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1995, p. 66, n. 29.

8 Pietro Nenni, Discorsi Parlamentari, 1946-1979, Camera dei deputati, Tipografia Grafica Editrice Romana,1983, p. 7 (Consulta Nazionale, Sulle Competenze dell’Assemblea Costituente, Seduta del 7 marzo 1946).

9 Giuseppe Tamburano, Prefazione a Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. VII; Giuseppe Tamburrano, Pietro Nenni, Editori Laterza, Roma Bari, 1986.

10 Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda, Diari 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 225-226.

11 Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda. Diari 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 231.

12 Cfr. Maurizio Degl’Innocenti, Storia del PSI, III, Dal dopoguerra ad oggi, Editori Laterza, Roma-Bari, 1993, p. 55, sulla politica estera socialista in questa fase p. 50-56.

13 Pietro Nenni, Tempo di guerra fredda Diari, 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 233.

14 Cfr. Maurizio Degl’Innocenti, Storia del PSI, III, Dal dopoguerra ad oggi, Editori Laterza, Roma-Bari, 1993, p. 63-71; G. Sabbatucci, Il riformismo impossibile: Storie del socialismo italiano, Editori Laterza, Roma-Bari, 1991, p. 79-91; Giuseppe Bedeschi, La prima Repubblica (1946-1993). Storia di una democrazia difficile, Editore Rubbettino, Soveria Mannelli, 2013, p. 35-40.

15 Pietro Nenni,Tempo di guerra fredda, Diari 1943-1956, SugarCo Edizioni, Milano, 1981, p. 327.

16 Pietro Nenni, Discorsi parlamentari (1946-1979), Camera dei Deputati, Ufficio stampa e pubblicazioni, Tipografia Grafica Editrice Romana, Roma, 1983, p. 21 (Assemblea Costituente, Sulla fiducia al III Governo De Gasperi, seduta del 18 febbraio 1947).

17 Pietro Nenni, Discorsi Parlamentari (1946-1979), Camera dei Deputati, Tipografia Grafica Editrice Romana, Roma, 1983, p. 26-38. (Assemblea Costituente Discussione Generale del progetto di Costituzione Seduta del 10 marzo 1947).

18 Cfr. Silvano Labriola, Introduzione a Pietro Nenni, Discorsi Parlamentari (1946-1979), Camera dei Deputati, Tipografia Grafica Editrice Romana, Roma, 1983, p. XXVII.


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