Hermann Heller, Las ideas políticas contemporáneas, traduzione a carico di Manuel Martínez Pedroso, Granata, Edizioni Comares, 2005, pp. XXXVII+153.

Manuel J. Peláez
Miriam Seghiri
 


 

ABSTRACT: El jurista Hermann Heller (1891-1933) aparece como una figura clave dentro de la Teoría del Estado y el Derecho Político durante un periodo convulso en la Europa de su época. Con la llegada del nazismo al poder Heller se exilió en España donde, todavía relativamente joven, fallecería en Madrid, ciudad a la que vino bajo la protección del entonces Ministro de Instrucción Pública y Bellas Artes el socialista humanista Fernando de los Ríos Urruti (1879-1949), quien, tras su cese en la cartera de Educación, el 12 de junio de 1933 pasaría a ocupar la de Estado hasta el 12 de septiembre de 1933. Heller fue catedrático en las Universidades de Kiel, Leipzig y Berlín. Pertenecía al Partido Sociademócrata alemán. La influencia de Heller en España ha sido considerable. Enrique Gómez Arboleya (1910-1959) le dedicó su tesis doctoral titulada Rasgos fundamentales del pensamiento de Hermann Heller, que fue defendida en la Universidad de Madrid en 1935. Dos años antes Nicolás Pérez Serrano (1890-1961) había traducido un libro de Heller de Ciencia política. En 1955, 1965, 1985, 1996 aparecieron otras traducciones y ediciones de Heller en lengua castellana hasta que José Luis Monereo Pérez comenzó a reeditar varios de sus libros que ya estaban vertidos al castellano en 2005 y 2006 y publicó luego un estudio más amplio sobre el autor. Heller también dedicó un libro al fascismo, publicado en 1929. Lo que no tuvo apenas tiempo Heller fue de rubricar páginas definitivas de condena del Nacionalsocialismo. En cualquier caso hay una obra capital sobre el pensamiento de Heller, con diversas colaboraciones, que lleva por título «Der Soziale Rechtsstaat Gedachtnisschrift für Hermann Heller 1891-1933», Baden-Baden, 1984, 759 pp. La crítica al modelo de Estado fascista la vislumbraba Heller en el control por parte el Estado del sistema corporativo sindical, la carencia de valores y el que fascismo y catolicismo no puedan tener conciliación alguna.

PALABRAS CLAVE: Hermann Heller, José Luis Monereo Pérez, Manuel Martínez Pedroso, Enrique Gómez Arboleya, Fernando de los Ríos Urruti, Nicolás Pérez Serrano, Miguel Ángel del Arco.

Questo libro costituisce una nuova e lodevole iniziativa portata avanti da José Luis Monereo Pérez e dal celebre editore spagnolo di Granata, Miguel Ángel del Arco, promotore di una nota collana di classici del pensiero politico e giuridico. Questa volta il Del Arco è stato bravissimo. La traduzione dal tedesco allo spagnolo della prima edizione del libro di Heller, allegata a questo volume senza modifica, è stata a cura di colui che è stato Ordinario di diritto pubblico spagnolo e comparato presso l’Università di Siviglia, Manuel Martínez Pedroso, che d’abitudine prescindeva dal suo primo cognome ed era conosciuto come il professore Pedroso. Era spagnolo, ma nato a La Habana il 3 febbraio 1883 prima dell’indipendenza dell’isola di Cuba, ha studiato a Berlino ed a Madrid e si è iscritto alla massoneria ed al Partito Socialista spagnolo (PSOE), e ricopre la carica di deputato nella Seconda Repubblica. Nel 1939, dopo un breve soggiorno a Varsavia, è andato in esilio in Messico dove ha svolto attività d’insegnamento presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Nazionale Autonoma di Messico. Pedroso ha acquistato grande popolarità per le sue traduzioni dei classici del pensiero politico e della sociologia, e per avventurarsi a mettere in spagnolo Il Capitale di Carlo Marx, versione fatta direttamente dal tedesco e che è stata oggetto di numerose critiche. Invece, con la traduzione di Heller, ci azzardiamo ad affermare che, dato che si tratta di una materia più conosciuta dal Pedroso, è stata più azzeccata.

Il libro è introdotto da una documentata prefazione scritta da Monereo con l’argomento Hermann Heller e la costituzione politica della società. In una trentina di pagine Monereo presenta la figura ed il pensiero di Heller (1891-1933), è nato in Austria, è stato membro della SPD e ordinario a Kiel, Lipsia e Berlino e, esiliato in Spagna, è morto a Madrid il 5 novembre 1933 a causa di un colpo di cuore. Si trovava a Madrid invitato dal Ministro della Pubblica Istruzione Fernando de los Ríos Urruti (1879-1949) per svolgere insegnamenti come professore straordinario presso l’Università di Madrid. L’influenza di Heller durante il suo breve soggiorno a Spagna è stata grande su Enrique Gómez Arboleya (1910-1959), Francisco Javier Conde García (1908-1974), Antonio de Luna García (1901-1967), Salvador de Lissarrague Novoa (1910-1967) e Nicolás Pérez Serrano (1890-1967). Una delle costanti del pensiero di Heller è la sua opposizione al positivismo giuridico di Hans Kelsen e la sua difesa di una concezione dello Stato con delle premesse sociologiche che considerano lo Stato alla pari del giovane Marx come “la società in azione”.

Tuttavia Heller si allontana dalla nozione di sovranità di Carl Schmitt. Heller appoggiava la Repubblica di Weimar, ma nel 1933 questo modello aveva fallito e lui è stato espulso dall’Università per difenderlo come conseguenza della legge per la Riforma dell'Amministrazione Pubblica del 7 aprile 1933.

Il libro è un percorso corto, ma allo stesso tempo denso, attraverso il pensiero politico da Nicola Cusano, Herbert de Cherbury, Copernico, Thomasius, Bonald, De Maistre, Stahl, Fichte, Welcker, Rotteck e Hardenberg alle idee liberali del XIX secolo in Francia e in Germania, passando per i nazionalismi e concludendo con le idee politiche della Democrazia sociale nel suo confronto con la Democrazia liberale che ha raggiunto soltanto –secondo Heller– la parità giuridica formale.

Heller conclude con una breve esposizione della concezione marxista dello Stato. Heller denuncia le indegne condizioni del lavoro in Austria, Germania ed Inghilterra alla fine XIX secolo e primi tre lustri del Novecento. L’orario di lavoro in Inghilterra era fino a 18 ore per i minorenni. In Slesia, «il matrimonio, l’educazione, il pudore e la moralità sono stati distrutti dalla promiscuità di lavoro di donne, bambini e uomini consentito nel sottosuolo delle mine e dove dovevano lavorare le donne a causa de la loro situazione economica» (p. 137). Le famiglie a Vienna ed a Berlino abitavano ammassati in una sola stanza. Così si può spiegare che Hermann Heller abbia appreso la seguente notizia da un giornale: «Lipsia, 11 giugno 1900. Il comunicato d’oggi della polizia mostra un aspetto della grande città: un operaio è entrato come riaffittato nella famiglia d’un altro, è diventato l’amante della moglie e, inoltre, ha abusato di una bambina di 12 anni, la figlia del matrimonio. Nel scoprirsi questo fatto, la madre della ragazza, insieme al suo amante, si sono gettati nel Saale, a Weichau, presso Grossheringen. I due corpi sono stati trovati legati insieme nel fiume» (p. 137-138).

Per Heller, tuttavia, queste masse avevano una speranza nella fraternità socialista. La lotta parlamentare non bastava. Era necessario costruire una democrazia sociale e portare a termine una rivoluzione anticapitalista per via delle nazionalizzazioni oppure delle municipalizzazione degli strumenti di produzione. Ma per Heller il marxismo non era il paradigma. E nemmeno vedeva la soluzione nel fascismo: «il mito della nazione non basta per legittimare la dittatura personale di Mussolini, giacché anche se è ben provato che l’idea nazionale è più efficace, di fronte allo straniero, che l’idea universale d’uguaglianza, non serve nell’interno, come criterio antidemocratico, per ordinare le forze politiche, nemmeno come massima determinante per l’attività legislativa, giurisdizionale e legislativa... Le idee corporative che difendono i fascisti tedeschi o italiani sono o idee democratiche o idee confuse e utopiche... L’idea fascista dello Stato corporativo invoca, come elemento importantissimo, motivi di carattere nazionale, e i fascisti tedeschi aggiungono che appartengono ad una razza determinata. È molto difficile mettere in ordine questi fattori» (p. 68-69). In questo senso, Heller segnala che la crisi del sistema parlamentare non è altra che la propria crisi dei mezzi razionalisti della democrazia (p. 69). La democrazia si basa sul fatto che l’essere umano è una creatura razionale e che è diverso dalle bestie nella sua capacità di sottomettere i suoi istinti e passioni alla riflessione, che non postula la difesa della forza brutta di tipo fisico e che non cerca la panacea politica nell’alleanza fra il Trono e l’Altare.

Il panorama finale che presenta Heller era quello di un’Europa stanca e di un invecchiamento delle idee politiche che non sono in grado di superare le crisi sociali ed economiche che sono accadute nei diversi Stati del vecchio continente. In qualsiasi modo Heller ha voluto realizzare una chiara distinzione fra idee politiche e ideologie politiche dei partiti politici. Da un’altra parte, Heller ha promulgato, come diceva il Monereo, un diritto naturale laico di contenuto variabile influenzato dalla Storia e dai cambiamenti sociali.

Ci congratuliamo per la pubblicazione di quest'opera dalla casa editrice Comares dove sono state pubblicate anche libri di Bertrand de Jouvenel, Georges Ripert, Joaquín Costa Martínez, Georges Gurvitch, Roscoe Pound, Rudolf von Ihering, Hans Kelsen, Max Weber, Piero Calamandrei, Léon Duguit, Georges Gurvitch, Harold J. Laski, Otto Kirchheimer, Giovanni Tarello, Georg Simmel, Carl Schmitt, Guido de Ruggiero e Gumersindo de Azcárate. Il nostro augurio è che si continui con questa linea. [Recibido el 7 de febrero de 2011].


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